Parrocchia S.Lucia

La vita come ricompensa

Una logica di vita stravolta. Siamo chiamati ad assumere quella logica che contempla la nostra vita come un evento assolutamente gratuito. Siamo chiamati a spargere del bene durante le ore della nostra vita. Lavoratori della prima o solo dell’ultima ora, ma tutti chiamati dalla bontà assoluta di Dio.

Partendo dall’oggi

Ore 4.00 della mattina uscì … il padrone della vigna, direte voi. No, uscì dal bar uno dei tanti cosiddetti caporali per raccattare lavoratori a giornata. Li trovava nei pressi di un distributore di benzina a Grosseto sud, poco prima che la strada devia verso Roma. Trova uomini e donne, tutti stranieri. Sceglie chi si presenta meglio per otto, spesso dieci ore di lavoro, in cambio di euro cinquanta. Senza assicurazione o contributi, ovviamente. Poi partono i camion verso i vigneti della Maremma o del Chianti. Questa è storia di qualche anno fa … E oggi?

Ritornando a Gesù

La parabola di Gesù racconta una storia simile. Allora molti poderi venivano coltivati ricorrendo a braccianti giornalieri, perché rappresentavano una soluzione più economica rispetto all’impiego di schiavi. Come oggi, non vi era altro obbligo che quello della paga per un lavoro svolto. E la paga contrattata di un denaro non era gran che. Poteva servire per acquistare circa un chilo di pane. Tanto che il profeta dice: «l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato» (Ag 1,6).

Nella parabola la paga è oggetto di contratto solo per i primi lavoratori. Per gli altri il padrone si limita a promettere quanto è giusto. E per quelli dell’ultima ora non fa nemmeno cenno ad una paga. Da questa narrazione si passa alla seconda scena, che ha il suo culmine nel dialogo tra il padrone e gli operai assunti per primi. Secondo la Legge il padrone paga la giornata al suo termine: «Non tratterrai il salario del bracciante al tuo servizio fino al mattino dopo» (Lv 19,13). I primi assunti si confrontano con gli ultimi e protestano con un’argomentazione che dobbiamo riconoscere sensata e che, istintivamente, facciamo nostra. Di fronte a questo ragionamento si staglia come una luce abbagliante la frase del padrone: «Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (letteralmente: hai l’occhio cattivo).

Cosa ci dice oggi?

Questa parabola è stata detta «cuore del Vangelo», perché ci mette di fronte all’assoluta libera e graziosa iniziativa di Dio. E quindi il nostro usuale modo di vedere e pensare viene messo in questione. A disparità di lavoro corrisponde una parità di remunerazione. Per noi è un problema: si va contro quella logica di merito/ricompensa sulla quale misuriamo la nostra giustizia. E l’ansia di prestazione conduce al disprezzo verso chi non è capace di essere alla nostra altezza oppure all’ invidia verso chi ha di più, per merito o favoritismo.

La parabola di Gesù termina senza concludersi, come altre parabole raccontate da Luca. Così chi ascolta deve rispondere personalmente alla domanda finale, formulata proprio alla seconda singolare! Dove ci collochiamo allora? Dove vi collocate Marco e Massimiliano? Il battesimo che avete chiesto attraverso i vostri genitori vi immergerà in questa logica di vita, secondo la bontà assoluta di Dio.

Chiamati a spargere bene intorno a noi

Siamo stati chiamati, per questo esistiamo. Vogliamo fermarci un attimo … a immaginare che avremmo potuto non esserci. Io avrei potuto non esserci. Non c’era scritto da nessuna parte che io avrei iniziato a vivere nel grembo di mia madre, quella notte in cui lei e mio padre si sono amati. Così anche voi, Marco e Massimiliano. E voi due Michele e Sonia. Se volgiamo lo sguardo intorno chiunque di noi avrebbe potuto non esserci. E invece ci siamo, tutti. Per quale motivo non siamo come quei braccianti a 50 euro per giorno? La medesima umanità vissuta in condizioni tanto differenti. Siamo chiamati a lavorare per tutto il giorno sotto il sole infuocato oppure per un’ora soltanto, alla brezza della sera.

La risposta è nascosta nel vento, cantava Bob Dylan nel 1963. Allora non possiamo fare altro che accettare come la ricompensa pattuita per tutti sia nell’essere stati chiamati: alla vita, alla fede, a quella missione che siamo noi stessi, chiamati a spargere del bene intorno a noi. Quale bene sono chiamato a fare? Che il Signore ci dia la luce per capirlo, il coraggio di iniziarlo e la forza per portarlo a termine. Questo augurio oggi è soprattutto per voi due, Marco e Massimiliano.

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