La parrocchia di Santa Lucia vergine e martire sorge nel quartiere Barbanella, nella zona nord di Grosseto, ampliato successivamente con gli insediamenti abitativi dell’area Verde Maremma. Come effetto dello smembramento della parrocchia di San Giuseppe, la nuova comunità venne riconosciuta civilmente con decreto presidenziale n. 908 del 5 giugno 1965, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 31 luglio del medesimo anno.
La Parrocchia, però, era stata istituita canonicamente già pochi anni prima, mentre la chiesa parrocchiale venne solennemente dedicata il 4 ottobre 1969, festa di san Francesco d’Assisi, così da suggellare il legame della comunità parrocchiale con il carisma francescano rappresentato dai frati cappuccini, che dal 1966 avevano assunto la guida pastorale della parrocchia.
L’esigenza di costituire una nuova Parrocchia in questa zona di Grosseto maturò dopo che, nella seconda metà degli anni ’50 del secolo scorso l’Ina-casa e l’Istituto autonomo delle case popolari scelsero Barbanella come sede di vasti agglomerati popolari. Non essendovi una chiesa disponibile, nei primi anni venne utilizzata una sala messa a disposizione dall’Ina-casa e fin dal 1 gennaio 1960 vi fu costituita una nuova Parrocchia, intitolata a santa Lucia per un motivo storico ben preciso.
Già sul finire del XII secolo a Grosseto esisteva già una chiesa intitolata alla martire siracusana. Ne dà testimonianza la Bolla “Privilegio di papa Clemente III” del 12 aprile 1182 (cioè 44 anni dopo la traslazione della sede episcopale da Roselle a Grosseto). In quella Bolla, tra le chiese della Città viene citata anche una intitolata a Santa Lucia. E’ certo anche che fino alla seconda metà del 1500 in Grosseto esistette una Parrocchia in onore della vergine siciliana.
Dove sorgeva quella chiesa? Si trovava all’interno dell’attuale centro storico, nelle adiacenze di via dell’Unione e via Saffi. Come riporta la Rivista diocesana del 1969, ad attestarlo Francesco Anichini, autore della più importante storia ecclesiastica e civile di Grosseto, e il Pecci. Il primo racconta che Grosseto, nel XII secolo aveva quattro entrate “nel suo recinto di muraglia”, una delle quali chiamata “di santa Lucia”, “la quale era dove presentemente (cioè nel XVII secolo) è situata la fortezza. E afferma altresì che la porta prendeva il nome dalla chiesa “posta appresso alla porta”. Pecci è ulteriomente preciso e scrive che la chiesa dedicata a santa Lucia si trovava presso la cortina di mura tra il baluardo della Fortezza e quello del deposito delle acque. Fu una chiesa curata, cioè il suo titolare aveva il dovere della assistenza religiosa alla parte sud-orientale di Grosseto. Successivamente la chiesa divenne Prioria, ma venne demolita dai Medici in occasione della costruzione delle Mura.
Quando, quattro secoli più tardi si trattò di scegliere a chi intitolare la Parrocchia di Barbanella, si pensò proprioa Lucia, sia in riferimento al fatto che in passato era già esistita una chiesa a lei dedicata, sia per un motivo spirituale: “perchè la santa protettrice degli occhi – scriveva mons. Tacconi sulla Rivista diocesana del 1967 in qualità di responsabile dell’ufficio amministrativo della Curia – in quel luminoso quartiere fosse un richiamo al valore della luce soprannaturale, così che la nuova parrocchia in dies vera luce clarescat”.
Il primo Parroco fu don Quinto Paoloni, che dette avvio alla vita parrocchiale affrontando non poche difficoltà, ma “limiti e condizionamenti alla loro attività pastorale sperimentarono – scriveva sempre mons. Tacconi – i Padri Cappuccini, cui dal 21 agosto dello scorso anno (cioè del 1966) è stata affidata la parrocchia da S.E. Rev.ma Mons. Primo Gasbarri, amministratore apostolico della Diocesi. Essi si sono prodigati e si prodigano con successo per fare di S. Lucia in Barbanella una Parrocchia moderna, qual è richiesta dai tempi e auspicata dal Concilio, ma purtroppo grandi cose non possono essere realizzate in un salone nel quale soltanto una piccolissima parte della popolazione parrocchiale può essere accolta”.
Di lì a poco sarebbero iniziati i lavori per la costruzione della chiesa, edificata su un terreno donato dalla Gescal all’ente chiesa di S. Lucia in Barbanella in data 6 agosto 1964. La chiesa ha il suo ingresso su via Pirandello e l’abside su via Cavalcanti (già Goldoni). Progettisti furono gli architetti Pierotti, Dati e Mazzucchi.
La costruzione è la rielaborazione di un progetto già approvato dalla Pontificia commissione di arte sacra nel 1961 e dalla commissione edilizia comunale sempre nello stesso anno. Rispetto all’originario progetto, il seminterrato venne reso funzionale, affinchè – nelle intenzioni – potesse fungere da salone. In realtà neanche quel progetto ha poi visto la luce. La spesa preventivata per la sola chiesa fu di 67 milioni di lire, di cui 50 milioni coperti dal Ministero dei Lavori pubblici, mentre per i rimanenti 17 milioni fu sottoscritta una fidejussione.
La chiesa si sviluppa lungo una grande navata centrale con un’altezza di 17 metri dal piano di calpestio. Vi si accede da un ampio sagrato a gradoni. Sulla parte sinistra rispetto alla porta di ingresso era stato realizzato un corpo di fabbrica che avrebbe dovuto fungere da fonte battesimale, ma che – in carenza di spazi – è stato riconvertito in ambiente per la pastorale. Oggi vi trovano sede il centro di ascolto Caritas, il Centro diamoci una mano e vi è stata installata anche una cucina. Sul fianco orientale della navata centrale si articola una seconda navata, molto più bassa della centrale e distinta attraverso una serie di colonne in cemento armato.
Dietro la zona absidale si trova la sacrestia e sul lato destro le sale parrocchiali, abitualmente chiamate “saletta”. Sul lato esterno destro della chiesa è presente un porticato su cui oggi si affacciano la scuola dell’infanzia (non più parrocchiale) e la canonica-convento. La struttura portante della chiesa è in cemento armato con tamponamenti nervati di mattoni a faccia vista. Il pavimento è in travertino levigato.
Come detto, la chiesa venne dedicata il 4 ottobre 1969, nel pomeriggio, con una solenne liturgia presieduta da Mons. Primo Gasbarri, amministratore apostolico della Diocesi, concelebranti mons. Adelmo Tacconi in qualità di direttore dell’ufficio amministrativo diocesano; don Franco Cencioni parroco della Cattedrale; il cerimoniere vescovile don Umberto Ottolini coadiuvato dal canonico Alvaro Andolfi e dagli alunni del Seminario, e naturalmente i frati cappuccini. La Provincia Toscana era rappresentata dal un definitore provinciale.
A ricordo della dedicazione una lapide riporta questa dicitura:
HEIC UBI AGER ERAT FRUGIBUS MESSIBUSQUE DIVES AC POSTEA FREQUENTISSIMAE
ASSURREXERUNT CIVIBUS DOMUS ANNO MDCCCCLXVIII NOBILIS HAEC AEDES
PROVIDO CONSILIO CONSTITUTA EST S. LUCIAE VIRGINI ET MARTYRI DICANDA AD
CUIUS HONOREM USQUE AD AMDLX GROSSETI TEMPLUM EXSTITIT – CONDITAM
AEDEM PRIMUS GASBARRI EP.US TIT THENNESIEN IDEMQUE GROSSETI SEDE PLENA
ADM.TOR AP.CUS SOLLEMNIBUS CERIMONIIS ANNO INSEQUENTI A.D.IV NON OCT
LUSTAVIT ET ARAM CONSECRAVIT HOC A PRAESTITE TUTELARI PRECIBUS ROGANS UT
LARGA CAELITUS DEMISSA UCE NOVAE CURIAE INCOLAS AD SUPERNA ERIGERE NUNQUAM INTERMITTAT.
AEDIFICIUM DELINEAVIT AEG. PIEROTTI ARCHITECTUS EXSTRUXIT AM. SCHIAVO MACHINATOR
Oggi nei confini della Parrocchia vivono circa 7500 persone.
La comunità ha una matrice francescana. Fin dai primi anni dall’arrivo dei Cappuccini sorsero la Gioventù Francescana (GiFra) e una fraternità dell’Ordine Francescano Secolare (OFS). Più di recente è nata anche l’esperienza dell’Araldinato.
Oltre al Ordine dei Frati Minori Cappuccini sono presenti altre realtà francescane. Qui sono riportate tutte e quattro.
Testo introduttivo
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Testo introduttivo
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Oltre alla realtà francescana la parrocchia si fonda su una forte comunità che opera per il bene comune. Qualcosa di scritto per descrivere.
Testo introduttivo
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Per qualsiasi informazione che non trovi sul sito puoi contattare la segreteria parrocchiale o direttamente il parroco.