Parrocchia S.Lucia

Omelia Notte di Natale

Era il 24 dicembre 1914. Tra le due schiere di trincee degli eserciti nemici di Germania, Francia e Inghilterra si levarono canti di Natale e scambi di doni. Si giunse persino ad una partita di calcio, dopo aver raccolto in sicurezza i feriti e seppellito i morti con una liturgia funebre condivisa. Un miracolo di Natale, voluto dai soldati, spontaneamente … e non più ripetuto, perché la violenza della guerra spense ogni ulteriore desiderio di sosta, stravolti dalle stragi inique che accaddero in seguito. Anche oggi
ci troviamo di fronte ad una violenza diffusa, di fronte alla quale ci sembra di essere impotenti, abbandonati alla mercé di una forza malefica che stravolge ogni senso di dignità umana. E allora che senso hanno le parole appena ascoltate?

«È apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini»; «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse … ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco». Illusioni?

Eppure, ancora oggi fra le tenebre che avvolgono i nostri giorni siamo chiamati a rinnovare la fede in quella parola: «oggi è nato per voi un salvatore». E la gloria del Signore ci avvolge come avvolse i pastori in quella notte! Notiamolo bene. Il testo del Vangelo è chiaro. Afferma come la gloria di Dio avvolse colui che portava l’annuncio e coloro che vi prestavano ascolto! Questa notte, se apriamo il cuore alla fede nella Parola, anche noi veniamo avvolti dalla gloria di Dio. E l’annuncio ci conduce verso un segno.

Duemila anni fa fu un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia. Oggi è un pezzo di pane … che è il Signore! Quello stesso bambino, nato per noi, cresciuto, morto e risorto per noi. Quante volte ce l’ha ricordato durante la novena p. Samuele con le sue ferventi parole.

Un segno da adorare perché pieno della presenza di Dio. L’ha ricordato papa Francesco nell’omelia di poche ore fa: «questa notte è fatta per adorare Dio», Dio presente in verità piena in quel bambino. Questa notte ci ricorda che noi siamo fatti per adorare Dio. Ha continuato papa Francesco: «Adorare non è una perdita di tempo, ma permettere che Dio entri nel nostro tempo».

Mi permetto di aggiungere un pensiero a quello del papa. Quando permettiamo che Dio entri nel nostro tempo, il nostro tempo si trasforma nell’oggi della salvezza. «Oggi, l’abbiamo ascoltato, dicono gli angeli, è nato per voi un salvatore». «Oggi, dirà Gesù a Zaccheo, la salvezza è entrata in questa casa». «Oggi, assicurerà il Signore dalla croce al ladrone pentito, sarai con me nel paradiso».

Fratelli e sorelle, apriamoci allo stupore dell’adorazione di Dio in questo bambino. Non è una favola consolatoria. Non è l’interpretazione simbolica di un fatto marginale. È la realtà singolare, decisiva per la storia umana, da riscoprire sempre in tutta la sua profondità, nel suo appello rivolto a ciascuno di noi.

Venendo via dalla grotta i pastori tornarono pieni di gioia, trasformati. Chi ha fatto esperienza di autentici momenti di adorazione può riconoscere come il suo sguardo sia stato trasformato. Intendo lo sguardo che rivolgiamo verso gli altri: da uno sguardo pronto al giudizio frettoloso oppure carico di rancore ad uno sguardo compassionevole, capace di scorgere sempre la dignità di ogni persona umana. Lo stupore dinanzi a Dio diventa stupore davanti a coloro che sono da lui amati, ogni uomo e donna che vengono al mondo.

Sorelle e fratelli, che il Signore ci doni questa capacità di adorazione verso il suo mistero. Ne abbiamo bisogno, per quanto spesso o a volte ne diventiamo indifferenti. Siamo fatti per adorare. La grazia di questa notte ci conduca davanti al segno di quel Bambino, unica via da percorrere per adorare Dio, quel mistero inaccessibile del Padre verso il cui volto cammina desiderosa l’umanità intera. Buon Natale, sorelle e fratelli, nello stupore di uno sguardo nuovo.

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