Parrocchia S.Lucia

Omelia II Avvento – Lasciarsi raccontare

«Ogni vita merita un romanzo». Così Erving Polster, psicoterapeuta, esponente della Gestalt terapia, ha indicato il valore della narrazione per scoprire il senso della nostra esistenza, prenderne confidenza e trovarne gioia. In fondo, ognuno di noi è la trama intessuta di racconti autobiografici e di quanto altri raccontano di noi stessi, soprattutto le persone che hanno segnato la nostra storia. Tutto questo vale anche per Gesù stesso, come pure per il nostro rapporto con lui. «Inizio del Vangelo di Gesù, il Cristo»: sono le prime parole del Vangelo scritto da Marco. Con una frase sintetica offre una sorta di titolo all’intera narrazione, ma al tempo stesso la apre immediatamente alla sua prosecuzione, agganciandola ad un avvenimento concreto, accaduto nella storia: venne Giovanni nel deserto. Così comincia la narrazione di Gesù, la bella notizia che parla di lui e che da lui stesso ci viene offerta: inizia con un altro che lo ha preceduto. Questa è la vita. Così siamo noi, preceduti da altri che hanno preparato la nostra comparsa nel mondo: genitori, nonni, antenati, tutti coloro che hanno contribuito a formare la società nella quale ci troviamo.
Ora, se è vero che ogni vita merita un racconto (ed è vero): lasciamoci raccontare da Gesù. La pagina del Vangelo ascoltato oggi parla di conversione. Proviamo a leggere questa parola in una prospettiva prima di tutto esistenziale, lasciando a un secondo momento ogni riferimento etico, per quanto doveroso. In ogni comunità cristiana c’è un compito indispensabile riservato ai profeti: interpretare la vita e la storia attuale alla luce della Scrittura. Questa è l’autentico dono della profezia, che dal giorno del battesimo ognuno di noi ha ricevuto. Collochiamo la propria vita sotto la luce della Parola, che oggi la liturgia della Chiesa ci propone come il Vangelo di Gesù. Rileggiamo la vita concreta di Gesù come parola normativa per l’intera nostra esistenza. La narrazione di Marco ci invita a comprendere come la vita e il destino di Gesù siano norma di tutta l’esistenza concreta del cristiano nel mondo. Così ha composto il suo Vangelo. Formato dalla tradizione ebraica a leggere gli avvenimenti «come» e «secondo» ciò che è scritto, Marco redige un testo che presenta a sua volta la norma di «come» e «secondo» la quale bisogna vivere. Questo significa lasciarsi raccontare da Gesù: permettere che il racconto della sua vita incroci la nostra vita. La incroci come narrazione da parte di Gesù, cioè le sue stesse parole, e come narrazione intorno a Gesù, cioè la memoria di chi si è lasciato coinvolgere nella sua avventura. Allora, nell’avvicinarsi al Natale, perché non fare un gesto iniziale di conversione? Prendiamo la decisione di leggere di fila un Vangelo, per esempio proprio quello secondo Marco, che la liturgia ci offre in questo anno. Leggerlo un po’ alla volta, ma di fila. E prima di Pasqua dovremmo riuscire a farcela. Convertiamoci alla parola, specchiandoci alla vita di Gesù. Leggiamo il suo Vangelo come una narrazione significativa per il nostro racconto. Lasciamoci raccontare da lui, il Messia, il Figlio di Dio nato per noi.

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