Vegliare per vivere
Era il 1980 e John Lennon cantava: «La vita è quella cosa che ti accade mentre sei occupato in altri progetti». Non è molto diverso dall’esortazione che Gesù ci rivolge oggi: «Vegliate». In questi pochi versetti il termine «vegliare» è ripetuto cinque volte. L’immagine del padrone che affida ai servi i beni della sua casa ci dice che abbiamo qualcosa di prezioso da custodire: è il senso profondo della nostra esistenza. Se non ce ne rendiamo conto, rischiamo di occuparci in tanti altri progetti, mentre la vita accade, come cantava John Lennon; ci passa accanto, ci sfugge di mano.
Andare incontro a Colui che viene
Con il tempo dell’Avvento, inizio dell’anno liturgico, la sapienza della Chiesa mostra quale sia il senso intimo della vita: andare incontro a Colui che viene. Nella sua etimologia la parola Avvento indica una venuta verso la quale ci si dirige. Colui che viene è il Signore Gesù e la tradizione della fede parla di due venute più una di Cristo. Due sono attestate dalla Scrittura. La prima è la venuta nella carne del Figlio eterno di Dio. Di questa venuta faremo memoria la santa notte di Natale, quando rinnoveremo il canto degli angeli perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. La seconda l’attendiamo nella speranza per tutti di un Regno definitivo, di giustizia e di pace. Nessuno sa quando avverrà questa venuta, né quando sarà in qualche modo anticipata nella mia vita personale attraverso l’incontro con «sorella morte corporale». Ma vi è anche una terza venuta, che la tradizione spirituale riconosce accadere nella storia di ogni uomo e donna venuti al mondo. Avviene nella liturgia e nella preghiera, quando incontriamo Cristo nei misteri della fede. Avviene nelle relazioni vissute in accoglienza sincera, soprattutto verso il povero e il bisognoso. Avviene quando ci prendiamo tempo per pensare, aprendoci ad azioni feconde di bene intorno a noi. I primi due aspetti sono chiari.
Riprendiamoci la sera
Mi sembra importante spendere qualche parola in più sul terzo aspetto, offrendo un suggerimento: riprendiamoci la sera. Più esattamente, una sera la settimana, rinunciando ad ogni strumento mediatico, mettendo da parte lavoro e occupazioni. Rinnoviamo quello stare a veglia di una volta, leggendo un libro che mi faccia pensare o condividendo con quelli di casa il racconto della nostra giornata. Riprendiamoci per noi una sera, prendiamoci tempo per noi e saremo preparati nel cuore a riconoscere il Signore e incontrarlo davvero, attraverso le buone opere da lui stesso preparate perché le portiamo a compimento. Vegliamo, dunque, e i nostri progetti saranno intessuti di vita.