Parrocchia S.Lucia

Amare Dio e il prossimo

Amare Dio e amare il prossimo. Nulla di più semplice, in apparenza. Ma cosa vuol dire amare? E nelle due direzioni richieste, come si fa ad amare il mistero invisibile e inafferrabile di Dio? E il prossimo, fino a che punto devo considerarlo tale? Forse una strada ci viene suggerita dalla stessa Parola di Dio.

Amare Dio o il prossimo? Chi viene per primo?

Non si può amare Dio che non si vede, se non ami il fratello che vedi. Così ricorda l’apostolo Giovanni nella sua prima lettera. Questa è già una direzione precisa, quanto meno una gerarchia di urgenze, se non di valore. E se bisogna partire dal fratello che vedi, abbiamo qui l’indicazione di chi sia il prossimo. Proprio come domandò lo scriba a Gesù, cercando di togliersi dall’impiccio nel quale era andato a finire, davanti alla limpida affermazione del Signore su quale fosse il grande comandamento. La parabola del samaritano buono indica chiaramente nel bisognoso che incontriamo il prossimo da amare. Un esempio che diventa appello forte a uscire dalle pastoie delle varie obiezioni di cui siamo capaci, per non arrenderci al comando del Signore.

E Dio?

Ma non possiamo dimenticare Dio. L’evangelista Luca ci conduce per mano a comprendere come dopo il fratello nel bisogno appare il nostro bisogno, quella parte migliore che non ci verrà tolta, come nell’episodio di Gesù a casa di Marta e Maria. Possiamo difendere quanto vogliamo l’attività di Marta, affermare il suo necessario servizio, lo spirito di carità che l’animava … da tutto questo non possiamo eliminare il dolce rimprovero che Gesù le muove. Gesù stava parlando e chiede di essere ascoltato. La preghiera conduce certamente a un mistero non precisabile nei suoi confini. Da sempre hanno cercato di trovare una spiegazione, soprattutto per la preghiera di richiesta. Eppure, Gesù l’ha vissuta e l’ha comandata ai suoi discepoli. È altrettanto chiaro. Pregare col cuore è dedicare un momento d’amore a Dio.

Da Dio di nuovo verso il prossimo

I cieli si squarciano quando Gesù riceve il battesimo nel Giordano. Ogni momento di preghiera autentica è un’interruzione nel fluire del tempo, nella sua misurazione quotidiana. Ci si apre al mistero della Vita. Entra in gioco una comunicazione con l’eterno. Se fermiamo passioni e desideri. Se interrompiamo pensieri e progetti di un futuro da noi predisposto. Se lasciamo che il cuore silenzi ogni voce interiore e aspetti che qualcosa accada. E qualcosa accade davvero. Lo sa bene chi lo sperimenta. Nulla di straordinario in genere, ed è bene che sia così. Però quanto segue, i nostri atteggiamenti ricevono uno stile nuovo, di quel Gesù che veniva preso alle viscere dalle sofferenze dei fratelli. E siamo ricondotti verso l’amore del prossimo.

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