203! È il numero dei passi che faccio la domenica durante la Messa. Passo più passo meno: li ho contati ripercorrendo tutti i tragitti che ripeto ogni volta. Non sono tanti ma nemmeno pochi. Sono il segno di come la liturgia sia fatta anche di movimenti e non solo di parole, gesti e cose. Tutto questo dà risalto alla celebrazione, che rappresenta simbolicamente il senso della nostra vita. Sedersi per ascoltare le letture ricorda il bisogno che abbiamo della Parola di Dio, luce del nostro cammino. Spezzare il
pane rinvia al valore della condivisione, fondata sulla dedizione di Gesù che ha spezzato la sua vita per tutti. II movimento più espressivo, però, lo compie l’assemblea, quando, come popolo di Dio in cammino, va incontro al suo Signore per accoglierlo nella propria vita, manifestando con l’Amen della fede l’apertura del cuore ad uno stile di vita evangelico. La vita è un cammino verso Cristo. Lo ripete spesso la liturgia d’Avvento. E sul frontone sopra l’abside trovate la terza parola che ci accompagna ogni
domenica verso la memoria della nascita di Gesù: camminare per incontrare Cristo. Ma come? Quando? Non sono domande banali e non hanno risposta immediata. La pagina del Vangelo di oggi ci suggerisce una strada di comprensione. Giovanni, che battezza e predica a Betania, lungo il Giordano, si rifiuta di essere incasellato nelle prospettive messianiche dei giudei. Lui non è il Messia, non è nemmeno Elia, né il profeta atteso alla fine dei tempi. È solo colui che annuncia colui che deve venire. Anzi che è già venuto, ma non è ancora stato riconosciuto. È nato a Betlemme Gesù di Nazaret, ma chi sia veramente è ancora nascosto. Il nascondimento di Cristo continua lungo la storia; è attuale anche oggi. Conosciamo la storia: Gesù è nato, è morto ed è risorto per tutti. Non solo per noi che crediamo in lui. La sua presenza è per tutti, ma chiede di essere scoperta da ciascuno, per un incontro personale. È qui che la liturgia ci ricorda come solo chi cammina lo scopre, lo riconosce, l’incontra.
Incontrare Cristo corrisponde al desiderio di vedere Dio, cuore della spiritualità biblica. Lo cantano i salmi: «quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 42,3). Lo chiede Filippo a Gesù durante la cena: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). Questo desiderio traluce nelle letture di questa domenica, attraverso la profezia gioiosa di Isaia e di fronte all’annuncio di Giovanni sulla venuta del più forte di lui. Nel linguaggio biblico «vedere Dio» esprime la possibilità di una comunione profonda con il suo mistero. Questa possibilità si è avverata con la venuta nella carne del Figlio del Padre, Gesù di Nazaret, il Cristo. È lui il volto di Dio, colui che acquieta ogni nostro desiderio di vita. È lui il Dio che viene nel mondo, che è venuto nel mondo per tutti, illuminando l’umanità intera. Viene in modo nascosto perché lo incontrano solo coloro che si mettono in cammino. Quando papa Francesco ci invita ad essere chiesa in uscita, ci invita a metterci in cammino verso il volto nascosto di Cristo, che si riflette in quello di ogni uomo e donna venuti al mondo. Un’immagine ci aiuta. I magi non si sono messi in cammino perché hanno visto la stella, ma hanno visto la stella perché si erano messi in cammino. Ogni incontro con l’altro è un’occasione per scoprirvi il volto di Cristo. Ma perché questa scoperta accada, abbiamo bisogno di un cammino del cuore. Occorre lasciarsi dietro le spalle preconcetti e diffidenze, aprirsi al perdono chiesto o donato, esporsi con generosità nella dedizione al bene. Così per incontrare l’altro con occhi purificati. E scoprirvi il volto nascosto di Cristo.