Parrocchia S.Lucia

Omelia 14 aprile 2024

La Pasqua di Cristo diventa la nostra Pasqua. Il giorno di Pasqua diventa la Pasqua dei giorni. Questo pensiero ci accompagnerà nelle domeniche di Pasqua, facendo aprire il cuore e la mente alla novità della Pasqua. Il mistero della Pasqua, infatti, non riguarda solamente la vita di Gesù, ma dovrebbe entrare in profondità nella nostra vita e trasformarla. La riflessione da seguire sia ritmata dai quattro doni che il Risorto comunica ai discepoli nella sua manifestazione la sera di quel primo giorno. L’abbiamo ascoltata nella narrazione del Vangelo della seconda domenica di Pasqua, la domenica in albis o «nelle vesti bianche», come la definiva la grande e antichissima tradizione della Chiesa. I néofiti deponevano la veste bianca battesimale, che avevano indossato per l’intera settimana dalla veglia pasquale, e mostravano come la novità del battesimo sarebbe entrata nella loro vita ordinaria, nello scorrere dei giorni, mostrandosi non più nelle vesti esteriori ma nello stile di vita evangelico. La sera del primo giorno dopo quel sabato, dunque, il Risorto aveva consegnato il dono della pace (Pace a voi), la missione (come il Padre ha mandato me, così io mando voi), lo Spirito (alitò su di loro…) e la facoltà di rimettere o trattenere i peccati.

Il primo dono è la pace, lo shalôm. Nella visione biblica non si tratta dell’assenza di guerra o della cessazione di una violenza, più o meno reciproca tra persone, gruppi o popoli. Certamente questo è importante, necessario, primo obiettivo da raggiungere, ma non basta. Il dono dello shalôm è una pienezza di vita, che scende nelle relazioni tra uomini e con il creato, trasformandole secondo il progetto di Dio. È un altro nome di quello che Gesù annuncia come Regno di Dio.

Credo che il Vangelo di oggi ci indichi una via particolare per come accogliere e costruire questo dono. Al termine dell’episodio narrato da Luca, il Signore afferma come nel suo nome «saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme».

Il dono dello shalôm richiede un’autentica conversione dei cuori e si fonda sul perdono. Non si può fondare la pace senza una vera esperienza di perdono, di riconciliazione. Che questo annuncio parta da Gerusalemme, la città della pace, è in sintonia con la visione biblica del valore universale di Gerusalemme. Ancora oggi se l’umanità riuscisse a portare pace, una riconciliazione vissuta, nella città di Gerusalemme … sarebbe un passo notevole verso la concordia tra popoli.

Ma credo che Gerusalemme abbia anche un valore simbolico per la nostra vita: è il centro, il cuore delle nostre relazioni. Così lo shalôm che siamo chiamati ad accogliere e costruire parte del nostro cuore, dalle relazioni più intime che dobbiamo purificare, riconciliare, attraverso la conversione e il perdono, chiesto ed offerto. Se cammineremo in questa direzione, davvero la Pasqua di Cristo comincerà a diventare la nostra Pasqua … e il giorno di Pasqua si trasformerà nella Pasqua dei nostri giorni.

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