Parrocchia S.Lucia

Dono e donatore

Un’altra parabola strana, come tutte quelle precedenti, paradossale. Gesù chiude il suo confronto con i capi d’Israele con una ulteriore narrazione che suona come un campanello d’allarme. E non solo per loro, ma anche per noi, se apriamo davvero il cuore e la mente per ascoltarlo e comprendere cosa ci vuole comunicare.

La parabola

Mettiamo pure da parte i particolari volutamente esagerati, molto improbabili perché corrispondano alla realtà. Di fatto lungo la narrazione c’è una sola persona che agisce e parla, guidando l’evolversi della storia: il re. Prepara un grande banchetto per le nozze del figlio. E come accadeva allora, nelle occasioni importanti, gli inviti si fanno a voce, personalmente, incaricando i servi più fidati.

I primi invitati, nonostante il privilegio di essere chiamati, trovano scuse per non andare. Non capiscono il momento che accade, il valore dell’occasione alla quale stanno rinunciando. L’elezione si trasforma in tragedia. Il re non demorde perché suo figlio deve essere festeggiato e fa estendere l’invito a tutti quanti, buoni o cattivi che siano. Ma neanche in questa seconda parte della parabola assistiamo a un lieto fine generale, perché il re contesta ad uno dei nuovi invitati di non avere la veste adeguata.

Così tutta la narrazione si chiude con un avvertimento severo: saranno molti i chiamati, ma pochi gli eletti. La frase è limpida ma richiede attenzione. Non ci viene detto che molti saranno chiamati e pochi risponderanno! È sempre il re che chiama e sceglie! Gesù rinvia al Padre, il solo che agisce sempre, proprio come il re della parabola.

Ma tutto questo cosa vuol dire? Che Dio fa preferenza di persone? E in modo anche ingiusto secondo la nostra visione? Qual è la colpa di non avere la veste nuziale, quando si è stati chiamati all’improvviso a partecipare alle nozze? Ricordiamo la parabola degli operai dell’ultima ora: a chi ha lavorato nella vigna per poco tempo viene riconosciuta una ricompensa identica a quella di chi ha faticato e sudato per tutto il giorno. E il padrone, Dio, si proclama buono, contestando a chi protesta di avere un occhio cattivo, invidioso.

Andando a fondo

Il punto capitale da comprendere è qui: ognuno diventa responsabile del dono ricevuto, che tuttavia resta sempre un dono! Essere responsabili non vuol dire diventare proprietari; vuol dire essere «capaci di risposta» davanti a chi ha sempre una parola, un’azione che ci precedono.

Ogni autentico dono include in sé un legame profondo con la persona che l’ha donato: non si può separare il dono dal donatore. Riconoscere nel dono colui o colei che ce l’ha offerto permette di rimanere in relazione con lui, in una relazione vera, profonda.

E quanto più l’altro ci coinvolge nell’amore, quanto più il suo dono è grande, tanto più siamo chiamati a riconoscere nel dono l’amore del donatore. In questo modo accade l’elezione: la chiamata diventa elezione attraverso la nostra risposta, ma è sempre nella logica di ricevere un dono.

Verso la celebrazione del dono

Nella parabola Gesù allude chiaramente al  rapporto con Dio: tutti sono chiamati, davvero tutti; diventano eletti, scelti coloro che riconoscono nel dono Colui che dona ogni bene. Quali sono questi grandi doni che ci legano al mistero di Dio? La vita e la fede. E la capacità di amare. Questi grandi doni non possiamo viverli separandoli da Colui che ce li ha affidati in una volta sola, tutti quanti, nel dono del suo Figlio Gesù.

Questo è il senso autentico dell’Eucaristia che stiamo celebrando. Stiamo riconoscendo nella memoria della cena come i grandi doni della vita, della fede e dell’amore ci siano stati consegnati in quel preciso momento in cui Gesù si è offerto all’umanità intera: è la cena di nozze dell’Agnello. Fra poco, andremo ad accoglierlo nelle nostre mani, per mangiarlo nel sacramento della comunione totale. Un dono del quale siamo responsabili senza esserne proprietari. Perché resta dono, da parte di Colui che chiamiamo Padre, come Gesù ci ha insegnato a invocare il mistero della vita. L’ultimo pensiero è per voi, cari catechisti e catechiste. Questo è il vostro compito gioioso, la vostra dolce responsabilità: i ragazzi che vi sono stati affidati sono un dono. Aiutateli a riconoscere la logica del Vangelo: vivere ogni momento come un dono, senza separarlo da Coui che è il donatore di ogni dono.

Condividi il post sui social

Iscriviti alla newsletter

Perchè iscriverti alla newsletter

Contatta la parrocchia per informazioni

Per qualsiasi informazione che non trovi sul sito puoi contattare la segreteria parrocchiale o direttamente il parroco.

Learn how we helped 100 top brands gain success