Siamo immagine di Cristo dal giorno del nostro santo Battesimo.
Il contesto narrativo
Si avvicina l’ora decisiva. La narrazione di Matteo ha una svolta. Alla successione di parabole sul Regno seguono quattro dispute di Gesù contro i farisei, che preparano un discorso di denuncia sui loro comportamenti. Matteo presenta i farisei come la realtà intorno alla quale si forma un’opposizione sempre più violenta contro Gesù. Le dispute verbali sono chiaramente pretesti per tendergli una trappola. Smascherati dal Signore, ai suoi oppositori non resterà altro che una soluzione drastica e definitiva. Così Matteo presenta gli ultimi giorni della presenza di Gesù in Gerusalemme, attraverso questa narrazione che dobbiamo cogliere come simbolica per il rapporto dell’umanità con il mistero di Dio.
La questione posta a Gesù sul tributo a Cesare
La prima delle quattro dispute è sul tributo che l’autorità romana imponeva ai giudei. La domanda rivolta a Gesù è chiaramente «ipocrita», nasconde un evidente tranello, eluso dalla risposta del Signore. Come in tutti i territori dell’impero, anche in Palestina circolavano almeno due tipi di monete: quella coniata dall’autorità locale e quella imperiale. Qui era riportata l’immagine dell’imperatore, circondata da una scritta col nome seguito da «Cesare Divino Augusto». Con questa che si deve pagare il tributo richiesto.
Davanti all’invito a pronunciarsi sulla legittimità di pagare il tributo, Gesù si rifiuta, mostrando l’ipocrisia dei farisei. Questa appare chiaramente quando sono costretti a mostrargli la moneta del tributo. La disputa è troncata dalla frase finale del Signore: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Tre affermazioni, in un crescendo di significato e d’importanza.
L’interpretazione nella storia dei cristiani
È opinione comune partire da questo testo per esprimere quale debba essere il comportamento dei cristiani nei confronti dello stato e di Dio. Quale debbano essere le diverse competenze, quali i differenti gradi di obbedienza e in quali campi. Ora, tutto questo appartiene sono ad una interpretazione moderna. Le comunità nate dalla Riforma del XVI l’hanno sostenuta fino dagli inizi, specialmente in raccordo con Rm 13,1-7. La sottomissione all’autorità civile è vista come una volontà di Dio, da osservare. Questa lettura è stata accolta dal pensiero cattolico solo in età moderna e con le debite eccezioni. Tuttavia, tutto è andato in crisi, partendo dagli stessi ambienti protestanti di lingua tedesca con la salita al potere del nazionalsocialismo. La prospettiva tenuta fino ad allora non poteva più essere sostenuta. Per questo, oggi, si tende a ritornare all’esegesi dei primi cristiani, mantenuta dalla tradizione cattolica.
La forza della frase di Gesù
Le parole conclusive di Gesù hanno un crescendo. La vetta delle sue affermazioni è nel «rendere a Dio quello che è di Dio». Cioè tutto, perché al Signore appartengono i cieli e la terra e tutto quanto essi contengono, come dice il salmista. Dal particolare delle monete per il tributo, i cristiani dei primi secoli coglievano l’immagine impressa come allusione al battesimo, che imprime nel nostro cuore l’immagine di Cristo. Se ogni uomo e donna reca in sé l’immagine di Dio, a un livello ancor più profondo il discepolo del Signore riceve nel santo battesimo l’immagine di Cristo, una volta per sempre. Con una differenza radicale.
L’immagine nelle monete è materiale e stabile. L’immagine nel nostro intimo è spirituale e dinamica. Nel battesimo abbiamo ricevuto l’immagine del Signore risorto che dona lo Spirito e continua a comunicarcelo, giorno dopo giorno. Inoltre, tornando alla profezia della creazione, Dio creò la coppia a sua «immagine e somiglianza», a «immagine e somiglianza» li creò. Gli antichi cristiani greci hanno riflettuto sui due termini, presentandoli così. L’immagine è definitiva e non può mai essere più cancellata; rappresenta la fondamentale dignità di ogni uomo e donna come persona, e come cristiano per i battezzati. La somiglianza, invece, è la dimensione variabile dell’immagine, la sua fecondità nel tempo, secondo l’amore vissuto e donato. La somiglianza cresce e diminuisce, continuamente, nella misura in cui ci apriamo o ci chiudiamo alla libertà dell’amore che serve.